Nel comune di Lonato del Garda, in localita Campagnoli,
nella frazione di Castel Venzago, la ditta Valli Spa intende costruire una
centrale a biogas. La centrale che verra' costruita sarà in grado di produrre 3
megawatt di energia elettrica, una delle più grandi del Nord Italia. Venuti a
conoscenza del progetto alcuni cittadini hanno fondato il Comitato Campagnoli,
che si oppone alla realizzazione della
centrale. Il comitato, in questi anni di attività, ha promosso una raccolta
firme, trovando l'adesione di circa 9000 cittadini. Hanno espresso parere
negativo anche le Amministrazioni Comunali di Lonato, Desenzano, Bedizzole,
Castiglione, Calcinato, Padenghe, Medole, Solferino. Inoltre si sono schierate contro anche associazioni di
categoria o ambientaliste :Ass. Albergatori Desenzano, Coldiretti, Comitato
Parco Colline Moreniche, Ass. Roverella, La Polada e molti partiti politici,
Lega Nord, PD, Forza Italia, Sel, M5s. Ma nonostante tutto ciò, la Provincia di
Brescia nei giorni scorsi ha dato parere favorevole. Per modificare questo
parere, il Comitato Campagnoli, i comuni di Lonato e Desenzano, sono
intenzionati a ricorre al TAR. Quali sono le ragioni del Comitato Campagnoli?
Il Comitato sostiene che la centrale non si deve fare per motivi di carattere
paesaggistico, ambientale, per la tutela della salute pubblica. Inoltre la
centrale dovrebbe sorgere in prossimità di una falda acquifera poco profonda,
solo 5 metri, in un luogo circondato da laghetti artificiali, che scaricano
acqua nel fosso Redone. Non tutti sanno che il bio metano è sì prodotto dalla digestione di fanghi di
depurazione di provenienza civile o industriale ( quindi bio) , ma
contiene percentuali di anidride
carbonica e gas serra. L'impianto, per come è stato dimensionato,
necessiterebbe di un conferimento di fanghi, pari a 210.000 tonnellate annuo, che
comporterebbe un aumento del traffico di
mezzi pesanti, in un'area già provata da un'arteria stradale molto trafficata.
Siamo favorevoli alla produzione di
energia da fonti rinnovabili, ma per essere tali crediamo che debbano avere una filiera corta o
trattino prodotti che una volta esaurita la loro vita “energetica“ possano
tornare ad essere fertilizzati efficaci, quindi affermiamo che l'area
individuata non è la più idonea. Se la legge lo permetterà , non significa che sia giusto. Queste forme di
impresa si insediano in un territorio che sempre di più lotta per difendere il
proprio ambiente, la propria salute, una forma di economia e uno sviluppo
diverso, come la vicenda della TAV ci ha insegnato.

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